The Language of Flowers - Vanessa Diffenbaugh Una rosa è una rosa è una rosa.

« Non mi fido, come la lavanda.
Mi difendo, come il rododendro.
Sono sola come la rosa bianca, e ho paura.
E quando ho paura, lascio che la mia voce siano i fiori.»

Non credevo mi sarebbe piaciuto così tanto, ed invece è davvero molto piacevole da leggere. Victoria è cresciuta senza una vera famiglia, non è in grado di comunicare l'amore che prova senza in linguaggio dei fiori che, tra parentesi, avrei voluto vedere utilizzato un pò di più durante il libro.
Carino il dizionario per interpretare i significati dei fiori, quando non vengono subito spiegati dai personaggi, alla fine del libro anche se ammetto che per decifrare il significato dell'enorme mazzo che Victoria regala ad Elizabeth nel finale c'ho messo parecchio e mi sono anche un pò persa.
I personaggi sono tutti piuttosto "veri", nessuno è idealizzato (tranne forse Elizabeth, che con l'eccezione del mancato perdono alla sorella subito dopo che le aveva soffiato l'amore è lo stereotipo della perfezione e bontà) e tutti hanno dei pregi ma sopratutto molti difetti. La protagonista stessa è ben lontana dalla perfezione, io mi sono trovata a distaccarmi da lei parecchie volte ma comunque a capirla.
Bel libro comunque! decisamente vale a pena di leggerlo.

«Come si chiama?» chiesi.
«Hazel», rispose Grant. Era un nome femminile, ma anche il fiore del nocciolo: riconciliazione «Ho pensato che un giorno ti avrebbe riportato da me.»
Ero tornata. Forse non era troppo tardi, dopotutto.