La ragazza di fuoco (Hunger Games, #2) - Simona Brogli, Fabio Paraccini, Suzanne  Collins Fa bene vedere in questo libro che anche a Capital City non sono tutti dei mostri che vedono le persone degli altri distretti come oggetti, di certo non come persone dato che li fanno morire solo per il loro divertimento. Cinna ad esempio, ma anche il vecchio organizzatore degli Hunger Games che ha risparmiato Katniss e Peeta l'ultima volta (e che l'ha pagata cara), insomma ci voleva un pò di umanità.
Mi ricordo che quando avevo iniziato a leggere The Hunger Games me ne avano parlato come il nuovo Twilight. Chi lo ha detto o era ubriaco o non ha letto uno dei due libri, perché è completamente diverso da Twilight come il giorno con la notte.
Questo libro riesce anche ad essere meglio del precedente, cosa che di solito non succede mai (l'idea di esaurisce quasi sempre con il primo libro e gli eventuali seguiti sono buttati lì forzatamente solo per fare altri soldi) a parte perché finalmente Suzanne Collins ha capito che era il caso di caratterizzare anche qualcuno degli altri partecipanti al gioco e non solo Peeta e Katniss.
Bello comunque, quattro stelline le merita tutte o forse anche qualcosa di più grazie al finale a sorpresa. Merita di essere letto.
Non sono tantissimi per lo meno però Johanna, Finnick and co. qualcosa fanno e dicono in questo libro che non è solo Katniss/Peeta Peeta/Katniss.


"E poi succede. Lungo tutto la fila, i vincitori iniziano a prendersi per mano. Qualcuno subito, come i morfami-nomani, come Wiress e Beetee. Altri insicuri, ma sollecitati da chi sta loro intorno, come Brutus ed Enobaria.
Quando l'inno arriva alle battute finali, i ventiquattro vincitori sono una fila ininterrotta, la prima dimostrazione pubblica di unità tra i distretti dai Giorni Bui. Lo si capisce dal fatto che gli schermi iniziano ad annerirsi, uno dopo l'altro. Ma è troppo tardi. Nella confusione generale, non ci hanno censurati in tempo.
Ci hanno visto tutti"